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Il bilancio di una vita del medico umanista

Pensieri, Torino Sette, La Stampa.

Bravi medici umanisti capaci di congiungere professione e amore per la letteratura non ce ne sono pochi. E a questa specie non rara ma lodevole appartiene anche Gualtiero Büchi, un torinese (di nascita e di formazione) che discende da industriali cotonieri originari della Turgovia (di cui ha raccontato la storia) il quale – già libero docente di Patologia speciale medica e primario di Medicina generale a Ivrea, e dunque onusto di pubblicazioni specialistiche – ha scritto questa volta un libro di personali riflessioni, «Le carte raccontano» pubblicato dalla editrice trentina UniService (e, in seonda edizione, da Edizioni del Faro, N.d.E.). Una sorta di diario, di ideario, di resoconto autobiografico ed esistenziale – dedicato «ai nipoti» – in cui un po’ tutta una vita di studio e di affetti viene passata al vaglio della memoria che ne segna le tappe essenziali, i momenti cruciali, la predisposizione filosofica, la passione intellettuale e letteraria. Accompagnato da una ricca bibliografia (testimoniata anche dalle citazioni plurime in esergo a ogni capitolo), il libro viene a essere un poco la summa di un percorso tra molti interessi e varie discipline: l’origine del mondo e la struttura della materia, la Natura idealizzata, l’esperienza del Tutto (e le connessioni che riconducono all’unità eraclitea, alla leibniziana armonia), la psiche e la sua educazione, il ricordo del cane Fido, la vita matrimoniale, le passeggiate, i viaggi (nelle Marche, nella Tuscia romana, nel Périgord di Montaigne). E poi i piccoli trattatelli sulla Pittura, sulla Prosa, sulla Poesia, sulla Musica, sulla Politica, sul Progresso. E poi i pezzi di vita (dall’esperienza degli studi, all’esercizio della professione medica). Con il corredo delle «cose ultime», che vanno dall’esistenza di «un Dio» alla «fede nel Dio cristiano», dalla morte all’immortalità. Il libro di un uomo (anziano ma giovane che non rinuncia a tracciare chiari segni di sé). E da cui tutti possiamo attingere un frammento di saggezza. Una consolante (ma non consolatoria) dimensione vitale.

Giovanni Tesio

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